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Spunti

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Un vero atto e una vera scelta contemplano l’attraversamento del silenzio che indica una verità assoluta, absoluta perché ancora sciolta da ogni trama.

Un elemento centrale della vita del nevrotico è la necessità di essere riconosciuto dall’Altro. Il soggetto nevrotico non chiede di essere riconosciuto come soggetto in quanto tale, desidera piuttosto essere riconosciuto nella sua particolarità di soggetto desiderante.

Il viaggio di Telemaco ci insegna che l’eredità è possibile solo un movimento in avanti dove un soggetto assume la mancanza dell’Altro.

In un tempo dove l’autorità simbolica della funzione paterna sembra irreversibilmente tramontata siamo sempre più confrontati con una trasformazione dello scambio intergenerazionale. Secondo Recalcati le nuove generazioni assomigliano alla figura di Telemaco perché invocano la presenza di padri-testimoni, testimonianze paterne che sappiano mostrare l’annodamento singolare tra Legge e desiderio.

Il triangolo del transfert

Per comprendere la complessità della relazione terapeutica possiamo concettualizzare il transfert rappresentandolo attraverso la figura di un triangolo. Ogni lato del triangolo rappresenta un asse relazionale che vede impegnati tanto il paziente (analizzante) quanto il terapeuta (analista) nel lavoro dell'inconscio.

Il campo relazionale della scrittura clinica è lo stesso campo dell’esperienza psicoanalitica. La scrittura clinica come la psicoanalisi giocano sullo stesso campo.

Perché si scrive? La domanda così formulata mette subito in risalto la questione del soggetto coinvolto nella scrittura. Se facciamo attenzione alla particella si del “si scrive” siamo condotti di fronte a un secondo interrogativo racchiuso nel primo: chi o cosa si scrive?

Il perdono non restaura ciò che si rotto, non ripristina la situazione così come era prima, ma converte l’offesa nella possibilità di un nuovo inizio.

Essere figli è la condizione degli esseri umani, nessuno di noi può evitare di essere figlio, ossia nessuno di noi è padrone delle proprie origini. La vita del figlio prende origine dall’Altro. “Portiamo su di noi la scrittura dell’Altro senza mai poterla leggere chiaramente, né decifrare compiutamente” (Recalcati M., Il segreto del figlio. Da Edipo al figlio ritrovato, Feltrinelli, Milano 2017, p. 32).

Esiste un modo di essere presenti a sé stessi che non è collegato ad alcun oggetto intenzionale.

Se intendiamo la soggettività esclusivamente come intenzionalità della coscienza, allora il godimento del corpo sembra produrre l’eclissi della funzione soggettiva. Esiste infatti un rischio nel semplificare la questione dell’intenzionalità immaginando che il soggetto sia una sorta di omino che sta dietro i nostri occhi e ha sempre un oggetto verso cui rivolgersi.

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