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Articoli

Costruire in due, Ottobre-Dicembre 2007, n. 3, pp. 8-10

La generatività del legame di coppia scorge il suo momento di vertigine nella nascita del primo figlio, un inizio che apre i sentieri di una nuova generazione. Il cuore della genitorialità risiede nel passaggio intergenerazionale, dove da un lato entra in gioco il rapporto della coppia con le proprie famiglie d’origine e dall’altro l’assunzione di responsabilità verso la nuova generazione (i figli).

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Articolo - L’Abbazia, Maggio 2006, pp. 19-23
Jacques Lacan già nel 1938, ne I complessi familiari nella formazione dell’individuo, leggeva nelle trasformazioni della famiglia moderna il declino sociale dell’imago paterna. “La cicatrice dell’evaporazione del padre” è un’espressione che lo psicoanalista francese pronunciò in una fase successiva del suo insegnamento, nel 1968 al Congresso dell’École Freudienne de Paris facendo seguito ad un intervento di Michel De Certau (storico, gesuita e membro della sua Scuola). In quell’occasione Lacan metteva in luce come da un lato il declino della funzione paterna e dall’altro l’universalismo e la comunicazione della civiltà moderna producessero tutta una serie di “segregazioni ramificate”, moltiplicando le barriere nel rapporto tra gli uomini e producendo una proliferazione disordinata delle forme organizzative della famiglia.
 

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Articolo - DISF, maggio 2006
“Sono nato il 6 maggio 1856 a Freiberg in Moravia. Avevo tre anni quando i miei genitori si trasferirono a Lipsia e poi a Vienna, dove hanno abitato stabilmente fino ad oggi. Ricevuti i primi insegnamenti nella casa paterna, frequentai poi una scuola elementare privata…”. Inizia così un breve scritto del 1885, definito scherzosamente da Freud come “un lavoro preliminare alla sua autobiografia”, redatto in occasione della domanda per la libera docenza in neuropatologia all'Università di Vienna.
Oggi, a 150 anni dalla nascita del padre della psicoanalisi, il dibattitto sulla “scoperta dell'inconscio” non sembra spegnersi e si alimenta delle diverse evoluzioni (ortodosse ed eterodosse) che ha subito il pensiero freudiano. Un pensiero del quale non si possono ignorare le influenze su ambiti dell'antropologia che riguardano la sfera dei sentimenti e dell'emotività, della memoria e della sessualità, ma anche della psicologia del sacro e della religione.

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Recensione - blog Lettera di ALIpsi, giugno 2019
Lo aspettavamo da tempo, era un libro di cui avevamo già intuito la gemmazione un paio di anni fa quando al Dipartimento clinico dell’IRPA (Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata) aveva parlato del “Lacan cristiano”. Nel corso di quella lezione magistrale avevamo ascoltato le ragioni profondamente incarnate che legano l’esperienza di un’analisi alla questione della Croce. Nel suo libro Contro il sacrificio Recalcati avrebbe poi sviluppato il nucleo concettuale di quella lezione concentrandosi sul superamento del fantasma sacrificale. Ma la questione della Croce e del fantasma sacrificale non era l’unico punto di intersezione tra testo biblico e psicoanalisi, ce n’era un altro non meno importante. Recalcati aveva sottolineato che per la psicoanalisi e il cristianesimo il momento del dolore è un momento di verità, anche se questa verità può far compiere quell’esperienza in cui l’esistenza si sgancia da ogni possibile attribuzione di senso.
 
 

Introduzione. 2018, pp. 11-22
In modo del tutto inedito a Milano nel 2017 il Dipartimento clinico dell’IRPA è stato aperto da una lezione magistrale di Enzo Bianchi, fondatore ed ex-priore del Monastero di Bose. Non era mai successo che un ciclo di incontri destinati alla formazione e alla ricerca psicoanalitica fossero inaugurati dal discorso di un monaco. La particolarità di un tema come “la psicoanalisi e i monoteismi” ha facilitato l’occasione, però bisogna sottolineare che Enzo Bianchi è una figura speciale con una personalità ardente e ha saputo rendere vive, anche per analisti e giovani in formazione, le fonti sapienziali e le narrazioni custodite nel testo biblico.

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Capitolo Libro - Attualità di Lacan - 2013
Nel lavoro clinico in istituzione ho parlato in diversi momenti con i miei colleghi dell’insegnamento di Jacques Lacan. Solitamente si trattava di un momento decisivo nella riflessione su un caso clinico. Si partiva dal “fare” per interrogarsi poi su “come fare”. E per me era inevitabile fare riferimento a Lacan. È di questa inevitabilità che vorrei qui discutere, cercando di mostrare per quali ragioni il lavoro terapeutico in istituzione debba continuare a rimanere in dialogo con la psicoanalisi e in special modo con quella lacaniana. 
 

Recensione - Lo Sguardo.net, Rivista di Filosofia, n. 11, 2013
Il libro Jacques Lacan e il trauma del linguaggio di Alex Pagliardini rappresenta uno studio approfondito sulla specificità della psicoanalisi. Nel suo percorso argomentativo lo psicoanalista Pagliardini costruisce i presupposti per cogliere la portata trasformativa dell’esperienza analitica. Attraverso la ricognizione minuziosa e dettagliata dei passaggi teorici e clinici che Jacques Lacan ha compiuto in un trentennio di attività seminariale, l’autore ci spinge nel confronto con la questione del trauma, questione decisiva per cogliere l’effettiva posta in gioco della psicoanalisi. 
 
 

Relazione - Convegno OPL - Milano, 26 novembre 2011
Ho sviluppato il tema del convegno focalizzandomi su quattro questioni principali: 1) il legame tra la solitudine dell’analista e la comunità analitica; 2) l’importanza della scrittura del caso clinico; 3) la necessità dell’analisi personale e 4) la differenza tra ruolo didattico e ruolo terapeutico. L’obiettivo generale è quello di tratteggiare alcuni aspetti specifici del contributo della psicoanalisi di orientamento lacaniano all’etica della formazione in psicoterapia.
 
 

Articolo - Attualità lacaniana, 2009, n. 9, pp. 91-98
Da più di un secolo, sin dalla nascita della psicoanalisi le storie cliniche si configurano attraverso un taglio che separa il testo narrato dal tempo di un’esperienza che è già passata. La storia implica dunque una marcatura del tempo. Scrivere una storia vuol dire generare un passato, circoscriverlo, organizzare il materiale eterogeneo dei fatti per costruire nel presente una ragione, un filo logico.
 
 

Articolo - Psychomedia. Telematic Review, Feb. 2008
Con il suo sforzo teorico e clinico Jacques Lacan ha cercato di garantire un posto per il soggetto. Lacan parte dalle que­stio­ni sollevate dall’esperienza analitica e cerca di sviluppare e trasmet­tere i principi di una prassi che non indietreggi innanzi alle esigenze della clinica. La direttrice che ani­ma il percorso lacaniano mira al cuore della posi­zione soggettiva e intende render conto di ciò che fa sintomo nell’esperienza del soggetto.
In questo contributo si tenterà di cogliere – a partire dal magistero di J.-A. Miller e dal lavoro svolto nel Campo freudiano – alcuni punti cruciali dell’insegnamento lacaniano. Il lavoro si articola in tre parti: nella prima (parr. 2-4) il concetto di sintomo viene trattato in riferimento a quello di soggetto dell’atto di enunciazione; nella seconda parte (parr. 5-7) il focus argomentativo si sposta dalla dimensione simbolica verso l’esperienza pulsionale del sintomo; nell’ultima parte (parr. 8-9) la teoria lacaniana del soggetto vie­ne approfondita in relazione ai temi di memoria, inconscio e autenticità, evidenziando soprattutto la que­stione della scelta soggettiva.

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