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Capitolo Libro - Attualità di Lacan - 2013
Nel lavoro clinico in istituzione ho parlato in diversi momenti con i miei colleghi dell’insegnamento di Jacques Lacan. Solitamente si trattava di un momento decisivo nella riflessione su un caso clinico. Si partiva dal “fare” per interrogarsi poi su “come fare”. E per me era inevitabile fare riferimento a Lacan. È di questa inevitabilità che vorrei qui discutere, cercando di mostrare per quali ragioni il lavoro terapeutico in istituzione debba continuare a rimanere in dialogo con la psicoanalisi e in special modo con quella lacaniana. 
 

Recensione - Lo Sguardo.net, Rivista di Filosofia, n. 11, 2013
Il libro Jacques Lacan e il trauma del linguaggio di Alex Pagliardini rappresenta uno studio approfondito sulla specificità della psicoanalisi. Nel suo percorso argomentativo lo psicoanalista Pagliardini costruisce i presupposti per cogliere la portata trasformativa dell’esperienza analitica. Attraverso la ricognizione minuziosa e dettagliata dei passaggi teorici e clinici che Jacques Lacan ha compiuto in un trentennio di attività seminariale, l’autore ci spinge nel confronto con la questione del trauma, questione decisiva per cogliere l’effettiva posta in gioco della psicoanalisi. 
 
 

Relazione - Convegno OPL - Milano, 26 novembre 2011
Ho sviluppato il tema del convegno focalizzandomi su quattro questioni principali: 1) il legame tra la solitudine dell’analista e la comunità analitica; 2) l’importanza della scrittura del caso clinico; 3) la necessità dell’analisi personale e 4) la differenza tra ruolo didattico e ruolo terapeutico. L’obiettivo generale è quello di tratteggiare alcuni aspetti specifici del contributo della psicoanalisi di orientamento lacaniano all’etica della formazione in psicoterapia.
 
 

Articolo - Attualità lacaniana, 2009, n. 9, pp. 91-98
Da più di un secolo, sin dalla nascita della psicoanalisi le storie cliniche si configurano attraverso un taglio che separa il testo narrato dal tempo di un’esperienza che è già passata. La storia implica dunque una marcatura del tempo. Scrivere una storia vuol dire generare un passato, circoscriverlo, organizzare il materiale eterogeneo dei fatti per costruire nel presente una ragione, un filo logico.
 
 

Articolo - Psychomedia. Telematic Review, Feb. 2008
Con il suo sforzo teorico e clinico Jacques Lacan ha cercato di garantire un posto per il soggetto. Lacan parte dalle que­stio­ni sollevate dall’esperienza analitica e cerca di sviluppare e trasmet­tere i principi di una prassi che non indietreggi innanzi alle esigenze della clinica. La direttrice che ani­ma il percorso lacaniano mira al cuore della posi­zione soggettiva e intende render conto di ciò che fa sintomo nell’esperienza del soggetto.
In questo contributo si tenterà di cogliere – a partire dal magistero di J.-A. Miller e dal lavoro svolto nel Campo freudiano – alcuni punti cruciali dell’insegnamento lacaniano. Il lavoro si articola in tre parti: nella prima (parr. 2-4) il concetto di sintomo viene trattato in riferimento a quello di soggetto dell’atto di enunciazione; nella seconda parte (parr. 5-7) il focus argomentativo si sposta dalla dimensione simbolica verso l’esperienza pulsionale del sintomo; nell’ultima parte (parr. 8-9) la teoria lacaniana del soggetto vie­ne approfondita in relazione ai temi di memoria, inconscio e autenticità, evidenziando soprattutto la que­stione della scelta soggettiva.

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Articolo - Psychomedia. Telematic Review, Feb. 2006
Lacan rilegge le Opere freudiane interrogando il metodo con cui Freud affrontava le questioni che la sua pratica clinica via via gli poneva. La lettura lacaniana "è la lettera di Freud di cui prolunga il percorso per decifrarla e offrirla a dei nuovi lettori" (Miller 1991). Lo sforzo di Lacan mette a nudo la struttura che contiene le coordinate dei miti freudiani, infatti della letteratura freudiana non privilegia la sua "forma epica", ma decifra la struttura che il testo di Freud postula. Nelle pagine che seguono si cercherà di metter in luce alcuni passaggi del lavoro compiuto da Lacan su uno dei classici freudiani: il Caso clinico del presidente Schreber.
 
 

Articolo - Dasein, 7, 2018
Tempo, conoscenza e dispositivo sono tre parole chiave per intendere la matrice filosofica della psicologia. In particolar modo quando la ricerca psicologica e la pratica clinica si accostano al tema della costituzione della soggettività umana, che è il problema filosofico per eccellenza.
Questo contributo si focalizza su alcuni aspetti antropologici che sono messi in risalto dalla prospettiva clinica della psicoanalisi e della psicopatologia fenomenologica. L'obiettivo finale è quello di mostrare la prossimità del gesto filosofico e dell'intervento clinico.

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Recensione - Comprendre, 2018, 27-30, pp. 382-388
Il libro sulle psicosi sintetiche curato da Gilberto Di Petta e Danilo Tittarelli si configura come una guida per incontrare molti di quei pazienti che danno corpo alle nuove forme di tossicomania. Questi pazienti sono dei nuovi “psiconauti” che presentano una sintomatologia che non è classicamente psicotica né esclusivamente tossicomanica. La loro “mania” non si presenta come un matrimonio con un unico tipo di droga. Il legame esclusivo che gli eroinomani mostravano verso la sostanza viene ora nebulizzato e sovvertito da una poligamia tossicomanica che non dà corpo a nessuna luna di miele, c’è semmai un mordi e fuggi che spinge di sostanza in sostanza nella ricerca compulsiva di un’alterazione psichica lucidamente avvertita.

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Articolo - Plexus. Semestrale Scientifico Online, 2015
In questo lavoro viene presentato uno studio su una singola seduta di gruppo condotta da Salomon Resnik nella comunità terapeutica Fermata d’Autobus. La comunità ospita pazienti con doppia diagnosi. La seduta è stata videoregistrata e su di essa sono stati compiuti tre livelli di analisi. Il primo livello riguarda le osservazioni di due terapeuti presenti durante la seduta con Resnik. Il secondo livello comprende le osservazioni compiute da un gruppo di psicoterapeuti che hanno visto la videoregistrazione della seduta. Il terzo livello prova a mettere insieme i primi due. Le conclusioni a cui giunge questo studio riguardano l’opportunità per una istituzione di cura di accogliere la visita di “un analista di passaggio”, in modo da mantenere un contatto generativo con la dimensione del perturbante.

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Articolo - Comprendre, 2014, 24, pp. 203-216
Il legame tra fenomenologia e psicoterapia non è scontato, sebbene la psicopatologia fenomenologica si sia configurata sin dai suoi albori come un’innovazione epistemologica e metodologica dell’incontro con il malato mentale. L’orientamento fenomenologico in psicopatologia pone in rilievo la dimensione del vissuto soggettivo: la malattia mentale non viene osservata dall’esterno come se fosse un mero fenomeno biologico, ma viene interrogata come l’indice semantico del percorso esistentivo di un paziente. La centralità della persona costituisce dunque il carattere peculiare dell’approccio fenomenologico in psicopatologia. In tale cornice epistemologica viene infatti privilegiato un vertice di osservazione che intende superare i limiti dell’organicismo aprendo nella malattia mentale un orizzonte di senso in grado di illuminarci su ciò che rende umano l’essere umano. In tal senso la psicopatologia fenomenologica va intesa come una “psicologia del patologico”, dove l’obiettivo centrale dell’analisi clinica si traduce in un percorso esplorativo sulle condizioni di possibilità dell’esperienza umana.

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