Nome del Padre e metafora
L’utilizzo clinico del concetto del Nome del Padre va calibrato pensando che si tratta di un operatore linguistico.
Il Nome del Padre consente di introdurre un “termine intermedio” che permette per esempio di cogliere nell’espressione “capelli d’oro” il collegamento tra il giallo dell’oro e i capelli biondi.
Il Nome del Padre si configura non soltanto come il termine intermedio, ma anche come la possibilità di interpretare i “significati complessi conflittuali”. Nel caso dei “significati complessi conflittuali” l’interpretazione non può avvenire sulla base di un codice prestabilito a priori, ma richiede un’inferenza.
Nella psicosi, dove osserviamo la forclusione del Nome del Padre, viene preservata la capacità di comprendere la struttura sintattica della frase, ciò che viene invece compromessa è la possibilità di cogliere il supplemento di messaggio che viene veicolato da figure di contenuto come la metafora.
Nella clinica della psicosi viene compromessa la capacità di intendere le metafore: il senso figurale non viene colto sulla base del “senso comune”. Il Nome del Padre è quella funzione che permetterebbe di cogliere attraverso il senso comune, cioè un bacino semantico condiviso, quei significati che mostrano un conflitto incoerente col senso comune.











