L'inconscio e la sovversione del soggetto
Psicoanalisi lacaniana
Con il Seminario XI Lacan dedica la sua attenzione ai quattro concetti fondamentali freudiani: l’inconscio, la ripetizione, il transfert e la pulsione. Ai quattro concetti fondamentali Lacan aggiunge due altri termini: il soggetto e il reale.[1] In tutto il Seminario XI Lacan tenterà di situare i concetti freudiani nella loro relazione con i due termini che ha introdotto. Lacan mette in discussione l’inconscio strutturato come un linguaggio, ossia quella concezione dell’inconscio inteso come un gioco combinatorio presoggettivo che funziona da solo. L’inconscio non è localizzabile nell’ipotalamo o in altre aree del sistema nervoso centrale poiché si tratta di un meccanismo di cui non abbiamo alcuna prova se non quando questo meccanismo si inceppa e il corso previsto della catena significante trova un punto d’inciampo.

Sostenere l’ipotesi che la prova dell’inconscio sia un fallimento implica una riconsiderazione del funzionamento dell’inconscio secondo la legge del linguaggio, che prevede l’alternanza e la combinazione di metafora e metonimia. L’esistenza dell’inconscio si manifesta soltanto quando il gioco linguistico della metafora e della metonimia falliscono, è in questi momenti che il soggetto si confronta con qualcosa di cui ignora la significazione. Nel fallimento della metafora e della metonimia il soggetto produce una significazione inattesa per lui stesso, quando vuole dire una frase e quando invece ne dice un’altra, quando vuole andare da una parte e va da un’altra.

L’inconscio è l’ipotesi per spiegare quei fenomeni analizzati in dettaglio da Freud ne L’interpretazione dei sogni e nella Psicopatologia della vita quotidiana. L’inconscio della seconda topica freudiana – esposta ne L’Io e l’Es – non è però riducibile né all’inconscio della linguistica né a quello dell’antropologia, non è l’inconscio della legge del linguaggio.

Riconoscere una struttura di linguaggio all’inconscio e porre in evidenza non il gioco linguistico ma il suo fallimento conduce alla questione che Lacan enuncia chiaramente in Sovversione del soggetto: «una volta riconosciuta la struttura del linguaggio nell’inconscio, quale sorta di soggetto gli possiamo concepire?»[2]

Se nel primo Lacan la distinzione tra le moi e le je, tra l’io e il soggetto consisteva nello scarto tra la dimensione dell’io della coscienza e il funzionamento linguistico dell’inconscio, nel Lacan del Seminario XI è lo stesso inconscio che trova una sua dipartizione, una nuova divisione: da un lato l’inconscio strutturato come un linguaggio e dall’altro l’inconscio come pulsazione.

Se l’inconscio della legge del linguaggio può dar adito alle critiche che sono mosse verso l’impostazione strutturalista, approccio che ucciderebbe il soggetto riducendolo ad un puro funzionamento presoggettivo che opera tutto da solo, con l’inconscio come inciampo il soggetto viene reintrodotto diventando il referente di questa pulsazione-fallimento. Se l’inconscio è un fallimento, cioè se il soggetto non sa ciò che dice quando parla, se sogna qualcosa che non voleva sognare, allora chi è l’agente dei suoi sogni, dei suoi lapsus, dei suoi inciampi?

Tutto ciò fa apparire la supposizione di un soggetto nella struttura del linguaggio. Il soggetto dell’inconscio (le je) non coincide dunque con il funzionamento di quei fenomeni di cui l’io (le moi) non comprendeva la significazione. In questa scansione dell’insegnamento di Lacan osserviamo l’io (le moi), l’inconscio (struttura di linguaggio) e il soggetto dell’inconscio (le je). Il soggetto trova una nuova collocazione, non viene più individuato nelle leggi del linguaggio, ma quando queste leggi vacillano.

L’inconscio come pulsazione non ha dunque uno statuto ontico, «non è», non è qualcosa ben presente e individuabile nelle leggi del linguaggio, ma si manifesta piuttosto come un voler essere. È per questa ragione che Lacan dice che lo statuto dell’inconscio è etico e non ontico.[3]
[1] J. Lacan (1964), Il seminario, Libro XI, I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi, ed. it. a cura di A. Di Ciaccia, Einaudi, Torino 2003, p. 21.
[2] J. Lacan (1960), «Sovversione del soggetto e dialettica del desiderio nell’inconscio freudiano», in Scritti, vol. ii, a cura di G.B. Contri, Einaudi, Torino 1974, p. 802.
[3] «Lo statuto dell’inconscio, che vi indico così fragile sul piano ontico, è etico» (Lacan 1964, p. 34).
Per approfondimenti si rimanda ai libri Misurare l’inconscio? Coordinate psicoanalitiche nella ricerca in psicoterapia  e Teoria e tecnica della psicoanalisi lacaniana.