ARTICOLI

Articoli brevi

Innamorarsi è decidere di esistere
Presentazione del romanzo “Abelis” di Mauro Leonardi - 11/4/2013
La forza della storia di Abelis consiste allora nel rovesciamento di ogni egologia più o meno patologica. In questo romanzo il lieto fine è la dissoluzione del potere dell’io, di un io che si ritiene autosufficiente e che pretende di funzionare in modo autoreferenziale: “io voglio liberarmi dall’obbligo di fare qualcosa solo perché è possibile farlo” (p. 134) dirà ancora Blennenort. Sarà su questa via che si configurerà in modo sempre più nitido la possibilità di assaporare la vita, di accorgersi di essere proprio dove si è per “conoscere e accettare fino in fondo la propria sorte” (p. 88) e capire finalmente perché “innamorarsi è decidere di esistere” (p. 133).

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E adesso, ragazze, come ci comportiamo con il sesso debole (cioè lui)?
Intervista - TU STYLE - 5 marzo 2013
Ma qual è il nuovo concetto di virilità? La virilità non è più la capacità di dominare la relazione con l’altro sesso, che in questo modo non veniva “riconosciuto”, ma solo assoggettato all’esercizio di padronanza maschile. Per l’uomo di ieri contava la prestazione sessuale, la performance che glorificava la propria immagine. La virilità va invece intesa come capacità di vivere, non di dominare, il rapporto con la donna. L’uomo può essere virile se rinuncia a essere “padrone”

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Parlare la lingua dell'Altro. Una possibilità per la prevenzione del bullismo a scuola
LANG MAG. La rivista multilingue di interculturalità, Marzo 2011
Nella prevenzione e nella cura del bullismo è importante predisporre dei percorsi educativi dove sia possibile compiere l'esperienza della relazione con l’Altro, dentro e fuori di noi. È questa infatti la questione aperta dall’adolescenza e i comportamenti di bullismo non sono altro che un modo per scansare il compito di crescere, ossia di prendere posizione nel rapporto con l’Altro senza escluderlo o senza sentirsene minacciati.

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Intervento alla presentazione della collana editoriale “I ciottoli di Jonas” (Ed. Di Girolamo)
Fiera Internazionale del Libro di Torino, 17 Maggio 2009
I ciottoli di Jonas sono dei libri di psicoanalisi e questo li distingue dagli altri libri dedicati a questi temi. Essi non propongono delle soluzioni prêt à porter, ma intendono interrogare il significato profondo che ha la sofferenza psichica, in particolare quella dei nuovi sintomi. Senza proporsi con copertine e titoli ammiccanti i ciottoli di Jonas intendono stimolare riflessioni che non banalizzino le radici della sofferenza umana nell’immediato paradigma del problem-solving. I ciottoli di Jonas vogliono mostrare la realtà profonda del vissuto umano, nel bene e nel male.

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La cicatrice dell’evaporazione del padre
Articolo - L’Abbazia, Maggio 2006, pp. 19-23.
Jacques Lacan già nel 1938, ne I complessi familiari nella formazione dell’individuo, leggeva nelle trasformazioni della famiglia moderna il declino sociale dell’imago paterna. “La cicatrice dell’evaporazione del padre” è un’espressione che lo psicoanalista francese pronunciò in una fase successiva del suo insegnamento, nel 1968 al Congresso dell’École Freudienne de Paris facendo seguito ad un intervento di Michel De Certau (storico, gesuita e membro della sua Scuola). In quell’occasione Lacan metteva in luce come da un lato il declino della funzione paterna e dall’altro l’universalismo e la comunicazione della civiltà moderna producessero tutta una serie di “segregazioni ramificate”, moltiplicando le barriere nel rapporto tra gli uomini e producendo una proliferazione disordinata delle forme organizzative della famiglia.

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Buon compleanno, Sigmund. Sull'attualità della psicanalisi
Articolo - DISF, maggio 2006
“Sono nato il 6 maggio 1856 a Freiberg in Moravia. Avevo tre anni quando i miei genitori si trasferirono a Lipsia e poi a Vienna, dove hanno abitato stabilmente fino ad oggi. Ricevuti i primi insegnamenti nella casa paterna, frequentai poi una scuola elementare privata…”. Inizia così un breve scritto del 1885, definito scherzosamente da Freud come “un lavoro preliminare alla sua autobiografia”, redatto in occasione della domanda per la libera docenza in neuropatologia all'Università di Vienna.
Oggi, a 150 anni dalla nascita del padre della psicoanalisi, il dibattitto sulla “scoperta dell'inconscio” non sembra spegnersi e si alimenta delle diverse evoluzioni (ortodosse ed eterodosse) che ha subito il pensiero freudiano. Un pensiero del quale non si possono ignorare le influenze su ambiti dell'antropologia che riguardano la sfera dei sentimenti e dell'emotività, della memoria e della sessualità, ma anche della psicologia del sacro e della religione.

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Psicoanalisi lacaniana

L'inevitabilità di Lacan
Capitolo Libro - Attualità di Lacan - 2013
Nel lavoro clinico in istituzione ho parlato in diversi momenti con i miei colleghi dell’insegnamento di Jacques Lacan. Solitamente si trattava di un momento decisivo nella riflessione su un caso clinico. Si partiva dal “fare” per interrogarsi poi su “come fare”. E per me era inevitabile fare riferimento a Lacan. È di questa inevitabilità che vorrei qui discutere, cercando di mostrare per quali ragioni il lavoro terapeutico in istituzione debba continuare a rimanere in dialogo con la psicoanalisi e in special modo con quella lacaniana. 

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Jacques Lacan e il trauma del linguaggio di Alex Pagliardini
Recensione - Lo Sguardo.net, Rivista di Filosofia, n. 11/2013
Il libro Jacques Lacan e il trauma del linguaggio di Alex Pagliardini rappresenta uno studio approfondito sulla specificità della psicoanalisi. Nel suo percorso argomentativo lo psicoanalista Pagliardini costruisce i presupposti per cogliere la portata trasformativa dell’esperienza analitica. Attraverso la ricognizione minuziosa e dettagliata dei passaggi teorici e clinici che Jacques Lacan ha compiuto in un trentennio di attività seminariale, l’autore ci spinge nel confronto con la questione del trauma, questione decisiva per cogliere l’effettiva posta in gioco della psicoanalisi. 

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Come si forma uno psicoterapeuta?
Relazione - Convegno OPL - Milano, 26 novembre 2011
Ho sviluppato il tema del convegno focalizzandomi su quattro questioni principali: 1) il legame tra la solitudine dell’analista e la comunità analitica; 2) l’importanza della scrittura del caso clinico; 3) la necessità dell’analisi personale e 4) la differenza tra ruolo didattico e ruolo terapeutico. L’obiettivo generale è quello di tratteggiare alcuni aspetti specifici del contributo della psicoanalisi di orientamento lacaniano all’etica della formazione in psicoterapia.

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La scrittura del caso clinico
Articolo - Attualità lacaniana, 2009, n. 9, pp. 91-98
Da più di un secolo, sin dalla nascita della psicoanalisi le storie cliniche si configurano attraverso un taglio che separa il testo narrato dal tempo di un’esperienza che è già passata. La storia implica dunque una marcatura del tempo. Scrivere una storia vuol dire generare un passato, circoscriverlo, organizzare il materiale eterogeneo dei fatti per costruire nel presente una ragione, un filo logico.

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Soggetto e sintomo nella clinica psicoanalitica di Jacques Lacan
Articolo - Psychomedia. Telematic Review, feb. 2008
Con il suo sforzo teorico e clinico Jacques Lacan ha cercato di garantire un posto per il soggetto. Lacan parte dalle que­stio­ni sollevate dall’esperienza analitica e cerca di sviluppare e trasmet­tere i principi di una prassi che non indietreggi innanzi alle esigenze della clinica. La direttrice che ani­ma il percorso lacaniano mira al cuore della posi­zione soggettiva e intende render conto di ciò che fa sintomo nell’esperienza del soggetto.
In questo contributo si tenterà di cogliere – a partire dal magistero di J.-A. Miller e dal lavoro svolto nel Campo freudiano – alcuni punti cruciali dell’insegnamento lacaniano. Il lavoro si articola in tre parti: nella prima (parr. 2-4) il concetto di sintomo viene trattato in riferimento a quello di soggetto dell’atto di enunciazione; nella seconda parte (parr. 5-7) il focus argomentativo si sposta dalla dimensione simbolica verso l’esperienza pulsionale del sintomo; nell’ultima parte (parr. 8-9) la teoria lacaniana del soggetto vie­ne approfondita in relazione ai temi di memoria, inconscio e autenticità, evidenziando soprattutto la que­stione della scelta soggettiva.

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Il crepuscolo della realtà
Articolo - Psychomedia. Telematic Review, Feb. 2006
Lacan rilegge le Opere freudiane interrogando il metodo con cui Freud affrontava le questioni che la sua pratica clinica via via gli poneva. La lettura lacaniana "è la lettera di Freud di cui prolunga il percorso per decifrarla e offrirla a dei nuovi lettori" (Miller 1991). Lo sforzo di Lacan mette a nudo la struttura che contiene le coordinate dei miti freudiani, infatti della letteratura freudiana non privilegia la sua "forma epica", ma decifra la struttura che il testo di Freud postula. Nelle pagine che seguono si cercherà di metter in luce alcuni passaggi del lavoro compiuto da Lacan su uno dei classici freudiani: il Caso clinico del presidente Schreber.

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Psicopatologia e campo terapeutico

Un analista di passaggio. Salomon Resnik in una seduta di gruppo con pazienti di doppia diagnosi (articolo scritto con G.L. Cerutti, D. Elos e M.G. Urgo)
Articolo - Plexus. Semestrale Scientifico Online, 2015
In questo lavoro viene presentato uno studio su una singola seduta di gruppo condotta da Salomon Resnik nella comunità terapeutica Fermata d’Autobus. La comunità ospita pazienti con doppia diagnosi. La seduta è stata videoregistrata e su di essa sono stati compiuti tre livelli di analisi. Il primo livello riguarda le osservazioni di due terapeuti presenti durante la seduta con Resnik. Il secondo livello comprende le osservazioni compiute da un gruppo di psicoterapeuti che hanno visto la videoregistrazione della seduta. Il terzo livello prova a mettere insieme i primi due. Le conclusioni a cui giunge questo studio riguardano l’opportunità per una istituzione di cura di accogliere la visita di “un analista di passaggio”, in modo da mantenere un contatto generativo con la dimensione del perturbante.

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Dispositivi di vulnerabilità e psicoterapia
Articolo - Comprendre, 2014, 24, pp. 203-216
Il legame tra fenomenologia e psicoterapia non è scontato, sebbene la psicopatologia fenomenologica si sia configurata sin dai suoi albori come un’innovazione epistemologica e metodologica dell’incontro con il malato mentale. L’orientamento fenomenologico in psicopatologia pone in rilievo la dimensione del vissuto soggettivo: la malattia mentale non viene osservata dall’esterno come se fosse un mero fenomeno biologico, ma viene interrogata come l’indice semantico del percorso esistentivo di un paziente. La centralità della persona costituisce dunque il carattere peculiare dell’approccio fenomenologico in psicopatologia. In tale cornice epistemologica viene infatti privilegiato un vertice di osservazione che intende superare i limiti dell’organicismo aprendo nella malattia mentale un orizzonte di senso in grado di illuminarci su ciò che rende umano l’essere umano. In tal senso la psicopatologia fenomenologica va intesa come una “psicologia del patologico”, dove l’obiettivo centrale dell’analisi clinica si traduce in un percorso esplorativo sulle condizioni di possibilità dell’esperienza umana.

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Destini borderline e annodamenti comunitari: significato e uso del gruppo parola
Capitolo Libro - Quale omogeneità nei gruppi? - 2013
Nelle pagine che seguono intendo approfondire le questioni legate al gruppo, al campo istituzionale e alla psicopatologia dei pazienti della comunità. In particolare cercherò di illustrare in che modo l’appuntamento settimanale del gruppo parola possa svolgere la funzione di un contenitore in grado di assemblare i contenuti che aleggiano nell’atmosfera della comunità. Entra in gioco un fondamentale processo di elaborazione, senza il quale la comunità farebbe fatica a costituirsi come luogo terapeutico. È una questione che diventa ancor più evidente se consideriamo la specifica configurazione psicopatologica che sostiene i problemi dell’alcolismo e della tossicodipendenza. Nel titolo indico appunto il riferimento all’area borderline per sottolineare il funzionamento “classico” del tossicomane. In una comunità la sfida terapeutica consiste innanzitutto nell’evitare la cronicizzazione di un funzionamento che al suo esordio rappresentava la risposta a un trauma, ma che nel tempo è diventato una modalità organizzatrice dell’identità del soggetto. La cura inizia allora quando si riesce a far emergere una possibile discrepanza tra il soggetto e la maschera identitaria che lo rappresenta a se stesso e agli altri. È questo il modo iniziale in cui si presenta, perlomeno nella nostra comunità, la questione dell’omogeneità promossa dal sintomo tossicomanico. 

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Gruppo parola e comunità terapeutica. Parametri di studio e riflessioni cliniche
Relazione presentata al IX Seminario Nazionale di JONAS Onlus
La funzione del campo istituzionale può però essere garantita soltanto dalla promozione della dimensione gruppale dello scenario terapeutico. Il campo istituzionale non è infatti riducibile alle variabili organizzativo-strutturali (set) di una comunità terapeutica, perché chiama in causa il pensiero terapeutico che orienta una comunità e la matrice delle relazioni gruppali che vi prendono corpo (setting). L’esperienza clinica, che viene qui schematicamente presentata, permette di considerare la dimensione gruppale dello scenario terapeutico come elemento fondamentale per leggere e intervenire sulla vulnerabilità del campo istituzionale e sulle possibilità trasformative del progetto terapeutico individuale.
Il corpo del “famigliare” nell’anoressia-bulimia. Lineamenti della consulenza generativa in ambito clinico
Capitolo Libro - Corpi ipermoderni - 2012
In ambito psicoanalitico lacaniano la clinica dell’anoressia-bulimia ha imposto il tema del coinvolgimento dei genitori nella cura delle giovani pazienti anoressico-bulimiche. Tale questione si è rivelata imprescindibile soprattutto in tutte quelle situazioni cliniche in cui sono proprio i genitori a chiedere una cura per le loro figlie. Numerosi lavori di analisti lacaniani hanno considerato il tempo dei colloqui con i genitori come una fase preliminare all’inizio della cura delle pazienti anoressico-bulimiche.  Nelle pagine che seguono cercherò di chiarire in che senso possiamo definire la pratica clinica dei colloqui preliminari come “consulenza generativa”.

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La cura dell’anoressia-bulimia. Perché scommettere sul gruppo omogeneo?
Capitolo Libro - Ritratti della nuova clinica - 2010
Nell’ambito della teoria e clinica dell’anoressia-bulimia Recalcati propone come strategia di cura l’uso del gruppo monosintomatico. Per schematizzare le nostre argomentazioni sul legame tra teoria, clinica e ricerca in psicoanalisi possiamo procedere articolando cinque domande:
  1. Come affrontare la questione dei preliminari nella clinica dei nuovi sintomi?
  2. Quali sono gli elementi del set(ting) della cura?
  3. In che modo tali caratteristiche possono configurare un dispositivo che abbia effetti terapeutici sui nuovi sintomi?
  4. E che cosa si intende per effetti terapeutici?
  5. Sulla base dell’esperienza clinica relativa al gruppo omogeneo, quali sono i processi psichici che si possono inferire a partire dall’osservazione dei fenomeni?

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The homogenous group in the clinical practice of new symptoms. Some notes on the Lacanian psychoanalytic perspective
Articolo - Funzione Gamma Journal, 2010, 24, pp. 1-21.
The topics presented in this paper[1] aim to answer three questions. The first: what is it that justifies the changes of contemporary psychopathological forms? The second: why resort to the group when treating anorexia and bulimia? The third: when working with patients with eating disorders, which are the factors that make group work therapeutic?
The theoretic approach that will be adopted regarding the subject in contemporary clinical practice is that of psychoanalysis of Lacanian orientation. Particular focus shall be placed on work carried out by the psychoanalyst Massimo Recalcati[2] over the last fifteen years.
The paper develops three main points that are structured in consecutive manner: firstly there will be a brief outline on some aspects of the theory of the subject in J. Lacan (paragraphs 1-2-3); continuing with the Lacanian perspective on new symptomatic issues regarding present day social questions (paragraphs 4-5-6); and lastly I will delineate the essential coordinates of psychotherapeutic strategies that are used in the preliminary treatment of the “new symptoms” (paragraphs 7-8-9-10).

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Nuovi modelli di intervento nel territorio valdostano. Osservazioni sulle esperienze iniziali del Servizio Socio-Educativo Territoriale “Millefiori” (articolo scritto con Vanda Boffa)
Articolo - L'altro. Rivista per la Formazione in Psichiatria2011
In questo lavoro vengono presentati alcuni dati clinici provenienti dalle esperienze iniziali del Servizio Socio-Educativo Territoriale “Millefiori”, che nell’intenzione iniziale è stato progettato con la funzione principale di accompagnamento nel territorio di soggetti tossico/alcoldipendenti che hanno già svolto un trattamento terapeutico. L’obiettivo argomentativo consiste nel mostrare le potenzialità terapeutiche di un Servizio Territoriale che, nell’esperienza dell’incontro con i pazienti, si è rivelato sempre più duttile come strumento di primo “aggancio” e intervento nei casi di giovani pazienti borderline con problemi di tossicodipendenza. Vengono quindi discusse le questioni psicopatologiche dei pazienti presi in carico e le strategie di intervento applicate.

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Generazione borderline. Precarietà dei legami familiari e mondo tossicomane
Articolo - Plexus. Semestrale Scientifico Online, 2011
Il testo approfondisce la psicopatologia della tossicodipendenza, ponendo in rilievo la fenomenologia borderline. L’attenzione viene focalizzata sulla configurazione dei legami familiari nei soggetti tossicomani. In particolare viene studiato il dispositivo antropologico del trauma, che si presenta come il nucleo centrale su cui fondare il lavoro terapeutico.

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Interdisciplinare

L’avvenire dell’inconscio e lo specchio delle neuroscienze
Testo inedito, 2008
La prospettiva che si assumerà nell’impostazione degli argomenti troverà uno dei suoi perni in un’osservazione che già negli anni Trenta poneva il filosofo Ludwig Wittgenstein: “Forse che colui che è reso irrequieto dall’amore troverà calma e aiuto in una spiegazione fisiologica dell’amore?”
Il percorso argomentativo si articola in tre parti consecutive. Nella prima (Temi introduttivi) vengono presentati alcuni nodi tematici del dialogo tra neuroscienze e psicoanalisi: in particolare si farà riferimento al problema mente-cervello e alla scoperta dei neuroni specchio. Nella seconda parte (Neurobiologia del cambiamento psichico) l’accento viene posto sugli aspetti neurobiologici del cambiamento psichico: si parte dai lavori di Kandel e si giunge alla proposta teorica di Ansermet e Magistretti. Infine, nella terza parte (Quale avvenire per l’inconscio?), gli argomenti precedenti vengono compendiati e articolati in una prospettiva critica che avrà come riferimento l’orientamento lacaniano.

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